Archivi del mese: maggio 2018

Circoscrivere.

Questo è un termine poco usato nella terminologia aziendale. Si pensa più facilmente ad un incendio, o a una perdita idrica.

Eppure la capacità di “circoscrivere” ci può dare spesso una marcia in più nella gestione e risoluzione di una serie di situazioni problematiche.

Circoscrivere una questione in realtà assume numerosi significati:

  • In una riunione attenersi all’oggetto specifico della discussione, restando focalizzati sull’obiettivo;
  • Quando un cliente solleva un’obiezione delimitarne l’ambito, ridurre a determinazioni quantitative, rifrasare le sue affermazioni;
  • Durante una negoziazione definire il limiti della trattativa ed evitare di sconfinare dai margini prestabiliti;
  • Nella gestione del proprio tempo, assegnare alle attività un tempo proporzionale alla loro importanza e non lasciarci governare dalle urgenze del momento
  • In una relazione interpersonale evitare di spostare l’oggetto della conversazione sul versante emozionale, inquinando il tenore della conversazione.

E in fondo, dato che siamo persone, e non viviamo solo quando lavoriamo, proviamo a pensare quanti scontri, diverbi, litigi sono derivati proprio dal non essere stati capaci di circoscrivere la discussione a quello stupido dettaglio, a quella manica stropicciata. E avere fatto di un topolino una montagna….


Jazz e Public Speaking. 

Un discorso in pubblico può essere paragonato ad un concerto Jazz, dove lo speaker è il solista più importante (ad es. il pianista). Cosa li accomuna? In entrambi i casi il protagonista, se è bravo, mostra la disinvoltura di chi sta parlando a braccio, o improvvisando. Invece si è preparato accuratamente e ruota attorno ad un canovaccio, prendendosi la libertà di deviare dal percorso, e ritornandoci, conoscendo bene l’inizio e la fine della performance, e i punti salienti da sottolineare. In entrambi i casi la performance non si riduce a una sequenza di argomenti, ma racconta una storia, cioè una vicenda dalla quale ci sentiamo avvinti, o un percorso melodico dal quale ci sentiamo trasportati. E la voce e il linguaggio del corpo aggiungono emozione alle parole esattamente come la coloritura delle note fornisce il pathos alla frase musicale. In entrambi i casi il protagonista sa prevedere e assecondare i contributi di altri: chi fa domande durante il suo speech, gli altri strumentisti durante i loro assoli. E detta i tempi con i quali si svolge il tutto. La morale? Ascoltate i concerti dei grandi jazzisti e traetene ispirazione per i vostri speech!

(ph: D. Medri)


Chi non risponde.

Chi non risponde. Sono numerose le persone che, contattate al telefono o con una mail, non rispondono e/o non replicano. Mi riferisco ovviamente a persone conosciute, con le quali si intrattiene già un rapporto personale o di lavoro. Non parlo invece di sconosciuti che si contattano per una promozione o una vendita, o anche di recruiter che ricevono magari cento CV al giorno e non possono rispondere a tutti. Ci ha pensato Paul Watzlawick ad insegnarci nella Pragmatica della Comunicazione come sia impossibile non comunicare. Quindi il silenzio può essere interpretato come desiderio di non interagire. Che si evidenzia e si accentua nel momento in cui le chiamate e le e-mail vengono ripetute nel tempo e restano comunque senza seguito. Di fatto questo comportamento sottende e può sottintendere due intenzioni – La svalutazione dell’interlocutore: non sei fra le mie priorità, non mi interessa la tua comunicazione, non ho tempo e voglia di dedicarti la mia attenzione – Un esercizio di potere: sei in una posizione subordinata, o per gerarchia, o per potere contrattuale, e posso permettermi di non risponderti. A titolo assolutamente personale, e quindi del tutto opinabile, considero comunque questa prassi un esempio di mancanza di rispetto e di incapacità di comunicare correttamente.